Quarantenni che si muovono come anime in pena per la pista, con il capello laccato, stile decadente anni ’80 (quando erano giovani loro) e camicie vecchie di vent’anni. Le loro prede hanno un’età inferiore delle loro camicie. I viscidoni collezionano solo pali, quando parte Maracaibo si buttano sui cessi. Anche qui pali. [ theromanpost.com ]

In discoteca, dopo i trentanni, non passi inosservato. Appoggiato al bancone a bere guardandoti intorno, così anacronostici, fuoriluogo, moralizzattori sull’abbigliamento. Ci guardano diffidenti, soprammobili fuori luogo. I più coraggiosi azzardano la pista da ballo, aggiungendo imbarazzo su imbarazzo.
Lo stesso vale per i social, più cerchiamo di stare al passo con i tempi, più la nostra presenza stride con l’ambiente.
Passi Facebook, social oramai utilizzato dagli ultra-quarantenni, un gerocomio, una piccola oasi geriatrica.
I giovani sono oltre, sono usciti per andare in altri locali. I più coraggiosi di noi ci provano a seguirli, a mimetizzarsi tra loro, i social network un po’ aiutano a camuffarsi: i filtri sulle foto, qualche meme, uno slang giovanile.
Ma è solo illusione, come la nostra nonna alle prese con il VHS, ci limitiamo ad utilizzare poche funzionalità, un po’ impacciati: guardate un adolescente alle prese con i loro smartphone, mentre loro hanno postato filmati, foto, post noi siamo ancora alle prese a modificare la nostra foto migliore.
Agilità, velocità, freschezza nel girare con disinvoltura tra le app sono per noi irraggiungibili.
Per i maschietti, poi, è ancora peggio. Mentre le donne possono esibire ancora parti del loro corpo, adeguatamente ritoccate, e aspirare a qualche LIKE per appassionati di milf, noi ometti non possiamo fare che la solita figura di vecchi bavosi: ogni apprezzamento, anche senza secondi fini, parrà sempre inopportuno.
Fermiamoci qui, sul caldo e accogliete facebook, e non azzardiamoci oltre… tiriamo i remi in barca, appendiamo gli i pollici al chiodo.